Irrigazione
Irrigazione antico
L’irrigazione è pratica antichissima. Dopo avere ricavato il proprio frumento, per quattromila anni, sui rilievi semiaridi che attorniano le valli del Tigri e dell’Eufrate, la cosidetta Mezzaluna ferile, i primi coltivatori dell’Eurasia pensarono di coltivarlo, usando delle piene primaverili dei due fiumi, al centro della grande valle, dove la piovosità è quasi nulla. L’uso delle piene avrebbe imposto la loro regolamentazione, la regolamentazione delle piene avrebbe imposto di organizzare grandi masse di lavoratori, liberi o schiavi, e la costruzione di immensi depositi per raccogliere il prodotto, che maturava in due-tre settimane, ma che era sufficiente all’alimentazione delle popolazioni per l’intero anno. E’ stato autorevolmente sostenuto che se la nascita dell’agricoltura aveva imposto la dimora stabile dei coltivatori, e determinato la nascita del villaggio, quella dell’irrigazione impose la nascita della città, con l’apparato amministrativo necessario a ripartire i frutti della terra, quindi il diritto, e l’esercito necessario a difendere immense aree coltivate dalle razzie dei popoli pastori sempre pronti a mietere dove non avessero seminato. Nata in Mesopotamia, la prima civiltà irrigua avrebbe conosciuto la propria copia in Egitto, oltre un millennio più tardi sarebbe stata ricalcata, in Asia, dalla civiltà del riso, con due millenni di ritardo ulteriore da quella del mais in Messico e in Peru.
Irrigazione - Medio Evo
Nell’Occidente l’irrigazione si sarebbe sviluppata lentamente. Nel Mediterraneo l’avrebbero propagata, in Andalusia e in Sicilia, gli arabi. Si sarebbe verificato, quindi, il prodigio dell’irrigazione padana, il fattore che avrebbe assicurato all’Italia un decisivo vantaggio economico su tutti i paesi del Continente, come attestano gli splendori della civiltà italiana del Basso Medioevo e della Rinascenza. Singolarmente l’Italia non ha nessuno scrittore di cose agrarie che comprenda, per tre secoli, la portata dell’economia fondata sull’irrigazione. Il primo agronomo a attestarne il ruolo in termini economici, agronomici, demografici, è, nel Cinquecento, Agostino Gallo.
Nei secoli successivi l’irrigazione non conosce sviluppi significativi: la sua dilatazione prodigiosa inizia, sospinta dalla tumultosa crescita demografica, all’alba del Novecento, e procede, in crescendo esponenziale, fino al Duemila. Dalle prime dighe di Assurbanipal e di Ramsete, in quattromila anni all'alba del secolo l'uomo ha costruito dighe e canali per irrigare 40 milioni di ettari, che nel 1950 superano i 110, nel 1999 i 260, oggi il fulcro della produzione agricola mondiale: 17 per cento della superficie, 40 per cento della produzione delle derrate chiave. Su 260 milioni di ettari vengono impiegati, annualmente, 3.100 chilometri cubici di acqua, oltre il 70 per cento delle disponibilità mondiali.
Irrigazione - Il futuro
Mentre tutte le proiezioni prevedono, nei prossimi trent’anni, la dilatazione della domanda alimentare, che secondo autori autorevoli raddoppierà, al quesito se sarà possibile estendere ulteriormente le aree irrigue è più verosimile si debba dare risposta negativa che risposta positiva. Mentre non è agevole ridurre i consumi dell’agricoltura, siccome per ogni chilogrammo di sostanza secca prodotta occorrono, biologicamente, 250-300 litri d’acqua, oltre a quella che è inevitabile disperda il vento e assorba l’atmosfera, e produrre 10 tonnellate di cereali impone, mediamente, l’impiego di 10.000 tonnellate di acqua, le disponibilità sono sempre più intensamente contese all’agricoltura dalle città e dalle industrie, e non esistono, sul planisfero, grandi pianure i cui fiumi, se l’orografia consentisse di realizzare grandi dighe, non siano state erette. L’impossibilità di estenedere l’irrigazione potrebbe costituire, così, il limite all’ampliamento della produzione di alimenti, un’eventualità che uno studioso degli equilibri alimentari mondiali ha convertito in una drammatica fiction di fantapolitica agroalimentare la cui lettura può essere utile a chi sia responsabile, politicamente, dell’approvvigionamento alimentare della popolazione presente, e, attraverso scelte destinate a protrarre gli effetti nel futuro, delle generazioni future.

